“Datemi un Martello” è il titolo del workshop curato da Densa e condotto dall’artista Sara Leghissa che ha coinvolto 15 adolescenti dell’Umbria in un processo di autoinchiesta.
Attraverso pratiche di attivazione del dialogo, Leghissa ha ascoltato e raccolto sentimenti e pensieri delle e dei partecipanti rispetto alla loro relazione tra corpo e spazio pubblico.
I vissuti di ognun* hanno contribuito ad alimentare conversazioni che hanno attraversato temi come la difficoltà di comunicazione intergenerazionale, il rapporto con il potere e l’autorità, le questioni di genere, la rappresentatività politica, le difficoltà di vivere e costruire spazi di socialità diversi dall’intrattenimento.
Il processo di ascolto ha generato 80 manifesti affissi nello spazio pubblico della città di Perugia.

L’affissione fisica dei manifesti all’interno dello spazio pubblico ha generato attacchi feroci alle e ai giovani che hanno ideato e portato in strada i propri pensieri e all’iniziativa stessa, dando plasticamente forma alle paure rappresentate nei manifesti stessi.
Il timore di essere invisibilizzatx non ascoltatx ha trovato rispondenza in una parte del mondo adulto e nella totalità del mondo politico locale e nazionale. Ad un attacco parziale e strumentale di esponenti della Lega locale, hanno fatto eco commenti e condivisioni in cui hanno trovato spazio solamente alcune delle frasi manifesto elaborate dalle ragazze e dai ragazzi partecipanti.
Come lavoratrici e lavoratori sociali e della cultura, come professionistx e come persone rifiutiamo la lettura di chi ci accusa di star incitando l’odio contro le forze dell’ordine. I pensieri affissi restituiscono ciò che i e le giovanissimx coinvoltx hanno espresso durante il percorso: disagio, paura, insicurezza, ma anche denuncia della violenza contro le donne, dell’esclusione sociale, dell’incomunicabilità tra generazioni. Sono parole che raccontano un vissuto, non un’istigazione. Rimaniamo fermx nell’idea che sia importante ascoltare e dare spazio alla voce dei più giovani, anche quelle “scomode”, per questo pensiamo che la miglior risposta a questo clamore sia riunire la politica tutta, insieme al terzo settore, alla associazioni giovanili, alla cultura e alle istituzioni per un incontro sulla questione dei giovani nello spazio pubblico.
Stiamo lavorando per costruire questa possibilità di incontro pubblica, aperta, plurale il prossimo autunno.










































































